Le disavventure di Pinocchio

Le disavventure di Pinocchio 

 

“Pinocchio non è un bugiardo”, mostra di sensibilizzazione al senso civico, organizzata nell’ex mercato di Torre Sapaccata

 

Circa tre mesi fa, nei pressi di Torre Spaccata e più precisamente nel parco Mancini, che affaccia su viale dei Romanisti, sono state vandalizzate le due statue di marmo che si trovavano all’interno dello stesso: una, che risale al 1983, dedicata alla memoria di Vincenzo Mancini, da cui il parco prende nome, “ragazzo difficile”, come recita la targa commemorativa (ciò che rimane della statua), morto prematuramente e l’altra invece a Pinocchio, emblema di tutti i “ragazzi difficili”, proprio come Vincenzo.

L’associazione Calpurnia, con sede presso l’ex mercato di Torre Spaccata, informata dal comitato di quartiere, ha sin da subito abbracciato la causa, prendendo a cuore il deturpamento delle due statue. Una particolare attenzione, da parte dell’associazione e soprattutto da parte di uno dei collaboratori, Marco Capitelli, è stata dedicata alla vandalizzazione della statua di Pinocchio.

Il signor Capitelli si è infatti reso promotore di una mostra o meglio, come la chiama lui, di un’anteprima di un evento che – si spera –  continuerà nel tempo. La suddetta mostra prende il nome di “Pinocchio non è un bugiardo” e, in collaborazione con la Scuola Internazione del fumetto (Comics) di Roma, si propone di avvicinare le persone, in particolare i residenti del quartiere, alla favola di Pinocchio tenendo ben presente quello che la storia rappresenta; Pinocchio non è un bugiardo, forse un ingenuo. Bugiardi e spesso vili erano quelli che gli stavano intorno e lo sono, oggi, quelli che sanno ma fingono di non sapere, quelli che a parole affermano di amare il proprio quartiere ma in quanto a fatti fanno ben poco per migliorarne la vivibilità. L’esempio di Torre Spaccata è, ovviamente, solo uno dei tanti.

“Pinocchio, paradossalmente, non è un bugiardo…E’ l’emblema italiano della bugia ma l’unica bugia che ha detto l’ha detta alla fata turchina e chi di noi non lo ha fatto?” esordisce Marco Capitelli durante l’intervista. Ma allora, se non è un bugiardo (come siamo stati sempre abituati a pensarlo), Pinocchio cos’è? La risposta è nelle parole del signor Capitelli: “Pinocchio non è mai stato un burattino vero e proprio, è sempre stato il simbolo del ragazzo difficile, che insieme alle persone che incontra nel suo cammino, impara cos’è la vita e maturando diventa uomo e diventa buono, ritrova se stesso sbagliando, andando in galera, pagando per le proprie colpe.” Continua poi ricordando che Pinocchio rappresenta tutti i cosiddetti “ragazzi difficili”: “C’è un pinocchio in ognuno di noi, che si deve arrangiare per campare, che commette degli errori e che matura grazie ad essi…E, piano piano, arriva a non commetterli più.”

Attualmente la statua del burattino che noi tutti amiamo, si trova a Collodi, dove, spiega Capitelli, la fondazione che prende il nome del paese, presieduta dal sig. Bernacchi, si sta occupando gratuitamente del suo restauro. Il sig. Capitelli ci tiene poi a precisare che lo spostamento della statua, alla quale mancavano ormai entrambe le gambe, è avvenuto nella più assoluta trasparenza, avvisando il comitato di quartiere e con tanto di protocollo.

Nella mostra – il cui scopo consequenziale alla diffusione della storia di Pinocchio, è quello di operare per la riqualificazione delle periferie di Roma contro il vandalismo culturale – sono esposti circa un’ottantina di quadri che raffigurano il burattino, una cinquantina di pinocchi d’epoca (quasi tutti donati all’associazione), una sessantina di libri originali della favola risalenti agli anni 40 e 50. Insieme alla scuola di Comics sono state realizzate altre originali raffigurazioni del personaggio (molto suggestive le cartoline che promuovono l’evento). La mostra è appunto un’anteprima, che nei primi due giorni di apertura (26 e 27 marzo) ha riscontrato una risposta decisamente positiva: più di 1000 persone si sono infatti affacciate all’evento. Spiega Capitelli che, prossimamente, “Pinocchio non è un bugiardo” sarà presente anche all’eur Comics di Roma e che altre zone d’Italia e persino del mondo, si sono interessate all’evento. E’, inoltre, in programma, per il 28 Maggio, una lettura collettiva del libro di Carlo Lorenzini (meglio conosciuto come Collodi), che darà la possibilità a chi desideroso, di leggere, proprio nel parco Mancini, un capitolo de “ Le Avventure di Pinocchio”.

Sorge un problema, però:  e la statua di Vincenzo? Che fine ha fatto? Perché nessuno ne parla? Facendo un giro per il piccolo parco, si scopre addirittura che le persone che lo frequentano non sanno nemmeno a chi sia intitolato, a chi apparteneva quella statua che ora non c’è più.

“Per quanto riguarda l altra statua” spiega Capitelli “ non so di preciso dove si trovi adesso, penso in qualche cantina di qualche residente. Io ho solo delle foto della statua vandalizzata; sicuramente ci vorranno dei soldi per ristrutturarla, e un interesse da parte di chi frequenta il parco”.

Parco Mancini, proprio come le due statue deturpate, è il simbolo di tutti quei ragazzi difficili che hanno sempre popolato e che continuano a popolare un quartiere periferico come quello di Torre Spaccata.

“A torre spaccata ci sono sempre stati ragazzi con difficoltà e che vengono spesso condannati senza dargli l’opportunità di cambiare se stessi…Il fatto che un ragazzo difficile sbagli, molto spesso non è colpa sua ma della società e di noi adulti che non ci prendiamo le nostre responsabilità come quella di spiegare ai nostri figli chi è Pinocchio e che anche loro hanno un Pinocchio dentro, come tutti.” conclude il sig. Capitelli.

Oltre a restaurare le due statue, sarebbe opportuno “restaurare” anche il senso civico delle persone e la vita culturale. E, probabilmente, partendo da questo, si potrà dare modo a coloro che hanno deturpato le statue, di prendere coscienza dei propri errori, rimediare per gli stessi, facendo così rivivere la favola di Pinocchio e dando l’opportunità ad altri, proprio come un tempo fu per il burattino, di diventare persone vere, fatte di buoni principi e di onesti valori.

Per adesso, questa piccola mostra, che è sempre aperta ai visitatori, si propone proprio questo, e speriamo che il suo seguito continui ad essere positivo. Come al solito, affinché l’obiettivo dell’associazione Caplurnia, e cioè quello di promuovere il senso civico, si realizzi, dipende da un’unica cosa: l’interesse collettivo.